PORTO CESAREO E SALENTO

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Porto Cesareo & Salento

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PORTO CESAREO
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PORTO CESAREO (LA PERLA DELLO IONIO)
AREA MARINA PROTETTA (LA TERZA IN ITALIA PER ESTENSIONE)

Porto Cesareo, incastonato come una perla nel SALENTO, è situata sul mar Jonio tra Gallipoli e Taranto. Conosciuta fin dai tempi dei romani, è una delle località più attraenti del Salento.
Le spiagge di sabbia bianchissime estese per oltre 18 km e le numerose isolette verdeggianti che si specchiano in un mare cristallino ed incontaminato ci riportano alla mente i paradisi esotici.Tra le isole dell'arcipelago, la più nota è l'isola dei Grande ma comunemente chiamata dai cesarini isola dei Conigli, che può essere raggiunta a piedi partendo dal porto o con le imbarcazioni dei pescatori.
Porto Cesareo ( le Maldive del Salento) è pieno di stabilimenti balneari, dista 28 km da Lecce ( la Firenze del Sud), e a pochi chilometri da  Otranto, Gallipoli, Ugento, Porto Selvaggio, Santa Maria di Leuca e Santa Cesarea Terme.
Tutto il Salento è pieno di piccoli paesi ricchi di chiese, musei e itinerari culturali (es. Nardò, Galatina, Maglie, Copertino, Veglie, Manduria ecc.)
IL SALENTO,  è una regione peninsulare della Puglia sud-orientale bagnata ad est dal mar Adriatico e ad ovest dallo Ionio. Il Salento geografico corrisponde alla vecchia Terra d'Otranto che comprendeva tutta la Provincia di Lecce, quasi tutta quella di Brindisi e parte di quella di Taranto. Nel Salento l'artigianato, rappresenta oggi una delle realtà produttive ed economiche della zona, ed è in forte ripresa soprattutto per la unione che c’è fra lo stesso e il turismo. L’artigianato può essere considerato come un fenomeno integrato e radicato nella cultura salentina. Non rinnegando il passato, il territorio ha visto vecchio e nuovo mescolarsi ed integrarsi attraverso gli usi e il folklore; tanto che gli artigiani si esprimono da sempre seguendo i canoni dell'arte popolare.
Il Salento, è da sempre una terra ricca di cultura e tradizioni, dove sacro e profano, convivono nelle numerose sagre e feste patronali che animano per lo più i mesi estivi, ma che numerose si susseguono nel corso degli anni. Le Feste per il Santo Patrono, le celebrazioni per la Settimana Santa, il Carnevale, le fiere e le tante sagre sono gli esempi di questo profondo e vitale retroterra culturale.

La cucina salentina è  una cucina povera per gli ingredienti usati, a partire dalla  farina poco raffinata, per l'uso di  verdure coltivate e selvatiche che la terra salentina può offrire, insieme con gli altri prodotti della terra vanta anzitutto ottimi prodotti da forno: pane, taralli, frisedde. Spuntino estivo diffusissima. (la friseddhra è una grossa ciambella di farina di grano o di orzo, che dopo una prima cottuga in forno viene grossolanamente tagliata in due con uno spago e di nuovo infornata. Si conserva a lungo e si mangia bagnata e condita con olio, pomodori, capperi e origano).
Il mare salentino offre abbondanza di materia prima alla gastronomia locale. Sono privilegiate le zuppe di pesce,  gli spaghetti alle cozze, alle vongole, ai ricci, ai frutti di mare misti, ecc., le seppie ripiene e le seppie arrostite con il nero, grigliate di pesce freschissimo, e tante altre specialità di mare.

La musica, da alcuni anni stiamo assistendo, in tutto il Salento, ad un fenomeno di notevole importanza sociale e culturale: la riscoperta della musica popolare e della "pizzica”. La pizzica, oltre ad essere suonata nei momenti di allegria, da singoli gruppi familiari o di intere comunità locali, costituiva anche il principale accompagnamento del  tarantismo. Essa, quindi, veniva eseguita da orchestrine composte da vari strumenti - tra i quali emergevano il tamburello, il  violino e la fisarmonica per le loro caratteristiche ritmiche e melodiche - con lo scopo di " esorcizzare" le donne  tarantate e guarirle, attraverso il  ballo che questa  musica frenetica scatenava, dal loro male. La pizzica, suonata per giorni o addirittura settimane per la cura delle tarantate, aveva spesso caratteristiche proprie, che la differenziavano da quella suonata per il ballo. La "pizzica tarantata" o come la chiamavano alcuni, la "taranta", era infatti eseguita con un  ritmo in genere più accelerato rispetto a quella classica suonata per il ballo,  capaci di "scazzicare" (ossia stimolare) più facilmente la tarantata grazie al carattere ridondante e malinconico che le tonalità minori appunto posseggono. Oggi il tarantismo è completamente scomparso ad eccezione del Salento, dove ancora oggi è ballata ed ogni anno si "festeggia la festa della taranta", si registra una grande attenzione per il fenomeno, tanto che si sono moltiplicati gli studi sia a carattere storiografico che antropologico nel settore.

 
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